Nello speciale 1 della prima stagione di Euphoria Zendaya è seduta con un ginocchio su. Jules qualche episodio prima le ha detto che dovrebbe smettere di indossare sempre e solo pantaloni della tuta.
Da piccolo avevo sempre la tuta. Anche gli altri avevano sempre la tuta, forse tutti i bambini portano sempre la tuta, chissà da che età si iniziano a mettere i jeans, forse da adolescenti.
Nessuno mi paga e nessuno è costretto quindi sì, voglio parlare di soldi, che cazzo vuoi se voglio parlare di soldi, parlo sempre di quello, ma che cazzo vuoi se io voglio parlare di quello, mica ti costringo a leggere, chiudi.
Provo tenerezza verso il me bambino, se ripenso alle elementari. Pensavo i miei compagni di classe ricordassero quanti pantaloni avessi nell’armadio, quante magliette, quante felpe, quanti giubbotti. Penso a nessuno fregasse un cazzo.
Della libertà offerta da questo blog ne faccio quello che voglio, quello che voglio significa anche che posso scrivere le parolacce e farne della libertà quello che voglio. Posso anche cambiare discorso, fare digressioni quando voglio e come voglio perché non me ne frega un cazzo e faccio come voglio.
Ci sono, o meglio c’erano, anche se ci sono ancora, due tipi di tute costose. Quelle con il loghino piccolo vicino alla tasca destra, vicino al pacco, e quelle con la striscia sulla cucitura laterale esterna della gamba. Laterale esterna perché va specificato, l’altra è la laterale interna ma lì il logo non si vedrebbe e che senso ha allora pagare quei soldi per una tuta se il logo non si vede?
Sono un saccente del cazzo perché l’esame di psicologia sociale lo devo dare, le cose le ho studiate, potrei spiegare le dinamiche per cui l’essere umano desidera l’approvazione del gruppo, ma già “dinamiche” mi fa ridere, ma chi ti credi di essere, parla come mangi, io di sta baracca faccio quello che voglio e oggi voglio scrivere male.
Le tute del mercato invece si riconoscono, o si riconoscevano, o le riconoscevo, non correggo, dalla lettera.
Cosa significa, significa che tutte le tute che avevo erano del mercato, e le tute che avevo io avevano o una R sempre vicino alla tasca o la U di University. Ecco quindi pensavo la gente sapesse che ero povero perché avevo la tuta con la lettera grande e non con il logo piccolo. Poi pensavo che chi aveva la tuta con la lettera grande fosse povero come o più di me perché se compri i vestiti al mercato sei povero.
Lo speciale 1 alla fine può vederlo chiunque, anche chi non ha visto la prima stagione.
Te lo guardi ed è un bel dialogo, un monologo più che altro, sul senso di colpa, sul sentirsi una merda, sul sentirsi sbagliati, ancora una volta colpevoli. Ecco, anche questo l’ho studiato e mi piace.
Nella coscienza di Zeno c’è scritto
“Sono colto da un dubbio: che io forse abbia amato tanto la sigaretta per poter riversare su di essa la colpa della mia incapacità? Chissà se cessando di fumare io sarei divenuto l’uomo ideale e forte che m’aspettavo? Forse fu tale dubbio che mi legò al mio vizio perché è un modo comodo di vivere quello di credersi grande di una grandezza latente“
Lo conosci anche te qualcuno che dice “Eh ma se non fosse stato per….quella cosa lì…..adesso sarebbe diverso”. E io dico grazie al cazzo. A me tendenzialmente delle ucronie delle vite degli altri frega molto poco. Mi bastano le mie, e infatti vado in terapia. Quanto mi piace ostentarlo bastarda l’italia che ne ha fatto un tabù, che chiamava il cancro “il brutto male”, la depressione “esaurimento nervoso”, gli ansiolitici, antidepressivi e psicofarmaci “le goccine”.
Il correttore vorrebbe correggere la i minuscola di Italia ma non ha sottolineato il bastarda quindi immagino sia d’accordo.
Ci ho pensato trenta secondi e mi sono ricordato dove volevo arrivare.
La maggior parte, o solo una buona parte o solo una parte dei comportamenti umani hanno scopo adattivo. Cioè faccio quello che mi garantisce più possibilità di sopravvivere. Poi il cervello è pigro e vuole risparmiare energie quindi quando può preferisce la via più comoda. Un ragionamento simile lo si può applicare a quello che dice Alì.
Se continui a dire che quello che hai fatto è imperdonabile, lo fai perché se non puoi essere perdonato tanto vale continuare a comportarti di merda perché tanto non saresti comunque perdonabile. Io l’ho riletto e ha senso come frase quindi se non capisci rileggilo e vedrai che lo capisci. Ecco qui il collegamento con Zeno Cosini, è un modo comodo di vivere quello di sentirsi buoni di una bontà latente, che significa non manifesta, faccio il professorino.
Ho quasi finito, penso.
Adesso quando vedo in giro la gente con i loghi mi fa ridere. Il periodo delle magliette col logo Calvin Klein gigante sul petto l’ho superato, che ridere.
Spendo due lire per comprare vestiti usati al mercatino e sto meglio di sta gente che ha i soldi e non sa come spenderli, si veste di merda (qui cito Lia) perché alla fine sì, la maggior parte della gente pensa che firmato = costoso = bello.
Sono un po’ stanco, vorrei parlare delle scarpe perché io guardo le scarpe delle persone e mi danno fastidio le scarpe brutte perché con tutte le scarpe belle che ci sono perché devi spendere dei soldi per delle scarpe brutte.
Torno a studiare così posso continuare a credermi intelligente, scrivendo in un blog che nessuno frequenta, e, cosa non meno importante, soprattutto posso continuare a fingere di non aver realizzato che la compulsività con cui mangio, ascolto musica, guardo film e mi acculturo è dovuta alla paura di morire.
Ciao, ciao.